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Cosa c’è da sapere sulla crisi del Venezuela

L’America Latina non sta vivendo un periodo economicamente positivo e il massimo esponente di questa crisi è sicuramente il Venezuela. Il paese della “Vinotinto” sta attraversando l’ennesimo periodo di difficoltà e proteste, anche se stavolta la situazione sembra essere estremamente seria. Dopo la morte di Chávez nel 2013 infatti, è stato eletto a Presidente della Repubblica Nicolás Maduro, allora vicepresidente del “Comandante”. Sin dal principio il quadro si è mostrato in tutta la sua criticità: al momento del suo insediamento ufficiale - il 14 aprile 2013 (50,61% dei voti contro il 49,1 del suo oppositore Radonski) - l’opposizione non lo ha mai risparmiato e una vittoria tanto risicata ha suscitato subito il sospetto di brogli.

Ad aggravare il tutto è arrivato il peggioramento dell’economia in ambito petrolifero, praticamente l’unica fonte (oltre il 90%) di ingresso di denaro dall’estero: basti pensare che nell’ultimo anno il prezzo di un barile di greggio è sceso fino a circa 30 dollari al barile, contro gli oltre 110 del periodo pre crisi. Nell’ottobre scorso inoltre, il rapporto tra la Mesa de Unidad Democrática – l’opposizione - e Maduro è sceso ai minimi storici.

L’attuale presidente resterà comunque in carica fino al 2019 grazie alle leggi del paese (non si può destituire in nessun modo un governo negli ultimi 2 anni di mandato) ma da circa quattro mesi le proteste si fanno più insistenti: dal 26 ottobre (“Toma de Venezuela”) al 3 novembre (“Marcha a Miraflores”), si sono registrate diverse dimostrazioni pacifiche da parte dell’opposizione. Maduro dal canto suo ha risposto parlando di un tentativo di colpo di stato, mettendo in disparte il vero problema, la mancanza di beni di prima necessità. La popolazione si deve riversare in strada per ottenere provviste di cibo, mentre non è reperibile un’enorme quantità di medicinali: Maduro o no, la situazione del popolo venezuelano non è mai stata così critica.