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Cosa devono capire gli investitori riguardo il Venezuela

Parlando di Venezuela parliamo di uno dei paesi più in crisi in assoluto e pensare di fare un investimento sul suo rilancio comporta una notevole possibilità di guadagno ma un rischio quantomeno altrettanto notevole. D’altronde, le ultime operazioni sui bond portate a termine dalla compagnia Petróleos de Venezuela, da un lato hanno dato una boccata d’ossigeno all’economia, dall’altro non hanno ancora scongiurato definitivamente il rischio di default.

La società statale, il cui numero uno Eulogio del Pino è stato riconfermato nel segno della continuità dal Presidente della Repubblica Maduro, è riuscita alla fine del 2016 ad allungare le scadenze dei bond programmate per il 2017. Il tasso dell’obbligazione PDVSA non sarà più del 5,25% sino al 2017 appunto, ma grazie all’emissione di altri bond (Citgo Petroleum) passerà all’8,50%, con scadenza rimandata al 2020. Negli ultimi giorni del 2016 inoltre, il Banco Central è riuscito a emettere un sostanzioso bond ventennale di 5 miliardi di dollari: i destinatari sono principalmente le istituzioni asiatiche (cinesi in primis).

L’obiettivo è quello di riuscire a garantire liquidità, per tornare ad importare beni di prima necessità (ora molto scarsi), e anche il pagamento dei debiti a breve – medio termine: per iniziare a mettere la testa fuori dal tunnel della crisi è però necessaria anche un’inversione di rotta del mercato petrolifero: il taglio alla produzione del greggio previsto dall’Opec all’inizio del 2017 (-1,2 milioni di barili al giorno) ha subito fatto alzare il prezzo dell’oro nero, passato dai 30 a 50 dollari al barile, e di conseguenza anche i bond statali, saliti a oltre il 20% alla scadenza.

Per tornare in carreggiata però il Venezuela ha bisogno di un valore del petrolio di circa 65 dollari al barile, altrimenti sarà sempre navigazione a vista con il rischio di default della compagnia petrolifera, che rappresenta il 95% dell’export, dietro l’angolo.